Dicono di noi

Servizio del TGR Sardegna sullo spettacolo Istós

Sul sito del TGR SARDEGNA al minuto 14.25

La vita è un telaio

Recensione dello spettacolo Istós di Cosimo Filigheddu – www.sardegnablogger.it

Se leggendo Salvatore Cambosu cerchi di dare immagini e suoni a quel suo sogno così dolcemente malinconico di Sardegna ti ritrovi davanti al palcoscenico di “Istos”, lo spettacolo di Teatro Tragodia e L’Effimero Meraviglioso che ha inaugurato al Civico di Sassari il XXX festival Etnia e Teatralità organizzato dalla compagnia Teatro Sassari.

Istos in greco vuole dire telaio e la tessitura, in ogni mito e nell’immaginario antropologico, è simbolo di vita che diviene. Ma sta alla sensibilità di ciascun poeta o di ciascun drammaturgo attribuire a queste parche che incessanti formano il nostro destino l’immagine aspra e scorbutica di chi odia l’umanità o quella dolce e malinconica, tanto carica di amore, che Cambosu ha dipinto nel suo “Cervo in ascolto”, racconto di “Miele amaro” dal quale la scrittrice Virginia Garau ha tratto il bellissimo testo di questa operazione teatrale.

E’ la storia alle volte cantata, altre volte raccontata con parole e luci sapienti, altre ancora con semplici ma efficaci simboli scenici e con lenti, gravi ed eleganti movimenti, di una donna che mette al mondo tre piccole subito dopo avere appreso

della morte del loro padre lontano per cacciare il cervo. Le tre bambine crescono tra gioie e ripicche, dolori e vittorie, tristezze e allegrie imparando da una madre sempre giovane, simbolo di una sapienza eterna, e preparandosi a tramandare l’arte della tessitura, evidente rappresentazione della vita individuale e collettiva di un popolo in ogni suo aspetto buono e meno buono. Il tutto racchiuso da un grande telaio tessuto lungo tutta la durata dello spettacolo, che cresce insieme alle tre donne nate in scena, e sotto la sorveglianza di un oscuro cervo, che non sai quanto sia rassicurante o inquietante, quanto simbolo di una ferinità della Sardegna misteriosa, ancora coperta di magica foresta, cacciato e cacciatore, e quanto figura protettiva e discreta.

L’aspetto squisitamente narrativo di questo straordinario racconto è affidato dalla regista Maria Assunta Calvisi anche a musiche, suoni e luci di grandi fascino ed efficacia. In particolare le musiche della bravissima Rossella Faa, che è anche una degli interpreti insieme a Giulia Giglio, Daniela Melis, Carmen Porcu e Massimo Perra, che impersona la figura del cervo ed è anche l’esecutore di quelle percussioni così importanti nel disegno fonico.

Le luci di Giuseppe Onnis sono parte fondamentale di questo spettacolo, tracciando con discrezione i confini della scena nel suo evolversi e accompagnando ogni cambio di sensazione, guidando di volta in volta gli spettatori verso gli umori mutevoli delle tre donne e quelli eterni della loro madre- maestra. Molto agile anche la penna grafica di Carol Rollol, che traccia alla fine sullo schermo gli schemi delle tessiture sarde.

I costumi di Caterina Peddis sono suggestivi e di una eccezionale versatilità, consentendo alle tre figlie, senza alcun cambio d’abito, un’agile successione di vita che va dalla nascita da tre bozzoli indecifrabili sul palco che si aprono con le doglie della madre, sino alla loro piena maturità.

Davvero brave le quattro attrici, una ininterrotta performance, mai esitante, di recitazione, danza e canto, dove eccelle la splendida e struggente voce di Rossella Faa, che con le altre raccoglie il senso più profondo del mito per renderlo in una armonia malinconica e dolcissima, come il miele amaro del corbezzolo.